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Papà conteso davanti a scuola: due mamme si azzuffano

Papà conteso davanti a scuola: due mamme si azzuffano. Una vicentina di 38 anni dovrà presentarsi davanti al giudice di pace per rispondere di lesioni volontarie. Avrebbe aggredito, ferendola, un’altra vicentina di 36, nel corso di una baruffa che era scoppiata davanti a scuola, mentre aspettavano l’uscita dei bambini.

Stando alla ricostruzione, l’imputata avrebbe aggredito l’altra temendo che lei potesse avere una relazione con un papà, su cui lei aveva messo gli occhi. Ne era nata una lite ed era volata una sberla. La presunta vittima era stata a sua volta denunciata per minacce.

Michela, balia anti-Covid per 26 bimbi: ha donato oltre 100 litri di latte

È stata ricoverata per lunghe settimane con la sua bambina in terapia intensiva neonatale e da quando è tornata a casa da sola sta sostenendo la banca del latte che serve a far crescere tutti quei bambini che vengono al mondo prima del tempo stabilito dalla natura.

Si chiama Michela Silvagni. Abita ad Asiago. Ha 34 anni. E ha un altro figlio di 4 anni, Leonardo.  La sua Noemi è nata al San Bortolo, di 28 settimane, il 22 giugno, dopo un taglio cesareo.

Bellissima, ma appena 1 chilo e 285 grammi, con un problema di brachicardia fetale, il battito molto basso. Michela è rimasta in terapia intensiva fino al 17 agosto. Tanto latte nei seni.

All’inizio Noemi mangiava pochissimo. Peccato sprecare tutto quel liquido della vita. «In freezer dura tre mesi. Ne avevo il frigo pieno. Altri contenitori erano nei frigoriferi di mia madre e mia suocera. E allora ho insistito. Voglio donare. L’ho detto a Nicoletta Danese che si occupa della banca del latte».

La banca del latte

Questa splendida avventura è cominciata così. «E ora sono fiera di aiutare tanti bambini». Sono 26 i piccolini che, da 4 mesi, stanno crescendo grazie al latte di questa mamma straordinaria.

«Una cosa incredibile – dice il primario di pediatria Massimo Bellettato – una linfa preziosa. Ancora di più in tempo di Covid, nel vortice di una bufera che ha fatto sospendere le donazioni per questioni di sicurezza operativa.

Non tanto per la qualità del latte che non può essere contaminato dal virus, ma per tutelare bambini e operatori. Michela, invece, è oltre il pericolo. Ha fatto i tamponi prima di uscire dall’ospedale. Ora è a casa. Non ha contatti con nessuno. E può far arrivare ogni giorno il suo nettare. Fonte L’inserto

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