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Iva Zanicchi: le gravi conseguenze dopo la guarigione

Iva Zanicchi, mostro-coronavirus: le gravi conseguenze dopo la guarigione. Da poco, Iva Zanicchi ha sconfitto il coronavirus. Una battaglia dura, che le è costata anche un ricovero per una serie di complicazioni.

Battaglia vinta ma di cui porta ancora gli strascichi. E lo spiega chiaro e tondo con quanto detto a TvMia: “Ancora porto addosso gli strascichi della polmonite che mi ha provocato.

Ora che sono a casa sto prendendo tutte le medicine che mi hanno prescritto i medici perché non è che sia tutto rose e fiori”, sottolinea Iva Zanicchi. Insomma, negativa.

Ma il coronavirus, come è noto, si fa sentire anche a distanza di giorni, settimane, mesi dalla guarigione. Ed è proprio quello che sta accadendo alla mitica Iva.

Per inciso, nei giorni scorsi aveva confermato anche a Detto Fatto di Bianca Guaccero che, dopo essere stata dimessa ed essere tornata a casa, non riesce a rimettersi in perfetta forma. Leggi anche qui

L’intervista

Nove giorni in ospedale: polmonite bilaterale interstiziale, coronavirus. Iva Zanicchi, 80 anni, ora è uscita. Così rispondeva al telefono ad una giornalista di Libero.it.

«Adesso sto un po’ meglio, a casa è un’altra cosa. È stata dura, continuo le cure che facevo in ospedale, sto brava, sto a letto, ho una stanchezza mortale. Me ne sto chiusa in stanza, faccio la quarantena. Ora sono negativa, l’unica in famiglia. Gli altri sono tutti positivi».

È stata ricoverata perché non riusciva a respirare? «All’inizio avevo male alle ossa, febbre. Il medico decide di curarmi a casa. Il saturimetro era buono, 95. Dopo due giorni mi viene un raffreddore da non respirare.

Casualmente mi chiama questo ragazzo delle Iene, Alessandro Politi, per lavoro. Mi dice: ‘Ma Iva, non parli bene, vai all’ospedale a fare una Tac’. Insiste: ‘Sei come una mamma, ti ho fissato un appuntamento”‘ Mi ha salvato la vita».

Com’ era la Tac? «’Lei da qui non esce’, mi dice il medico. Avevo la polmonite bilaterale e non respiravo bene. Ho pianto, quella è stata l’unica volta che ho avuto un brutto pensiero. Ossia: io da qui non esco più».

Racconti dell’ospedale. «Quello di Vimercate: non finirò mai di ringraziarlo. Sono infermieri e medici molto umani e giovani. Ho visto una di loro piangere, disperata, stava male, aveva caldo.

Non si possono togliere le imbragature se no la vestizione è lunghissima, stanno otto ore senza andare in bagno, non bevono. Faranno anche il loro lavoro, ma è micidiale».

Una persona su sei non ha intenzione di vaccinarsi. «Bisogna provarlo, il Covid. Non fai un vaccino, ma ne fai dieci. Arriva il Natale: facciamo i regali, aiutiamo l’economia, ma una volta tanto, dopo 60 anni di benessere, rendiamo il Natale solo una festa intima e religiosa? Siamo in grado?».

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