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Lavoratori in protesta multati di 10 mila euro

Lavoratori in protesta multati di 10 mila euro. Lavorare si può, protestare no. È questo il messaggio che emerge dalla vicenda che ha coinvolto un gruppo di lavoratori di Bentivoglio. Paese con poco più di 5mila abitanti nel bolognese.

I carabinieri della stazione locale hanno multato un gruppo di ventisei operai per aver protestato senza essere autorizzati. Il punto centrale della vicenda sta nel fatto che i lavoratori hanno manifestato di notte.

Bloccando gli autocarri in partenza, ma violando così la normativa. Visto che in quel momento il loro spostamento era autorizzato per le “comprovate esigenze lavorative”.

Sono fioccate le multe ai 26 che hanno deciso di interrompere l’attività lavorativa per protestare. Gli operai, 22 stranieri e 4 italiani, si sono visti recapitare sanzioni per un totale di 10.400 euro, che ora dovranno pagare personalmente.

L’interruzione di lavoro è multata perché si è svolta nelle ore notturne, quindi tra le 22 e le 5. Come stabilito dal Dpcm del 3 novembre, durante la notte, su tutto il territorio italiano, c’è il coprifuoco, o meglio il divieto di circolazione se non per comprovate esigenze.

In questo caso quella degli operai rientrava tra le esigenze di lavoro. Visto che però hanno smesso di lavorare per protestare, ecco che è scattata la sanzione.

Sembra assurdo ma è tutto vero

A spiegare i dettagli della vicenda sono gli stessi carabinieri di Bentivoglio, che hanno fatto sapere che i lavoratori “avevano infatti interrotto l’attività lavorativa all’interno di un’azienda.

E dato luogo a una manifestazione di protesta notturna non autorizzata, bloccando gli autocarri in partenza e violando la normativa. Avendo dichiarato che lo spostamento in quel comune era determinato da comprovate esigenze lavorative”.

Perseguitano i vicini e picchiano il capofamiglia malato. Hanno perseguitato i vicini di casa perché magrebini, con offese e battute fino ad arrivare a minacce e percosse.

Una coppia è condannata ad un anno e mezzo di carcere per il reato di stalking, aggravato dall’odio razziale e a pagare un risarcimento danni di cinquemila euro.

Vittima delle violenze quotidiane una famiglia composta da mamma, papà invalido, malato di tumore e ormai morto e due figli di cinque e undici anni.

I fatti sono accaduti nella periferia romana, all’interno della Torre 3 di Tor Bella Monaca, in via Ferruccio Mengaroni. Come racconta Il Messaggero, la famiglia ha ottenuto l’assegnazione della casa popolare nel 2013. Cosa che la coppia di vicini non ha mai accettato.

Ma l’iniziale indifferenza verso i dirimpettai si è trasformata presto in una forte ed esplicita intolleranza. Passando da urla e cartelli contenenti insulti, affissi pubblicamente sulle scale all’interno del condominio a vere e proprie minacce, fino ad arrivare alle mani.

La famiglia, esasperata, ha sopportato a lungo, poi ha trovato il coraggio di recarsi in caserma, a raccontare l’accaduto ai carabinieri e a denunciarli.

I vicini stalker condannati hanno picchiato il capofamiglia malato

Come ricostruito in sede di indagine, in alcuni degli episodi accaduti negli anni e finiti in tribunale. La coppia ha insultato e minacciato i vicini anche in presenza dei figli minori.

Un odio nato per quella che a loro dire era un’assegnazione della casa di cui non avevano diritto, perché stranieri. A questo poi hanno fatti seguito insulti e minacce

A causa di un presunto comportamento maleducato dei figli che a loro dire “sporcavano le pareti di scale e corridoi. Perché non si lavavano le mani e gettavano in giro le carte delle merendine”.

Insulti che venivano esposti pubblicamente, anche con cartelli, ai quali seguivano minacce di non toglierli. Particolarmente grave il frangente in cui il capofamiglia si è presentato alla porta di casa loro.

Spiegando che “i loro figli non sporcavano le scale”. Di rimando la coppia ha bussato alla sua porta, prendendolo a spinte e a calci. Per tutti questi motivi il giudice ha stabilito la loro colpevolezza. Fonte Fanpage

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