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Ex Ilva, firmato l’accordo: lo Stato “rientra” nell’acciaieria

Ex Ilva, firmato l’accordo: lo Stato “rientra” nell’acciaieria. Un percorso che prevede un significativo aumento di capitale a carico dello Stato: i primi 400 milioni di euro dovranno arrivare entro il prossimo febbraio.

Non si sa cosa accadrà agli oltre 2.000 operai che nel passaggio da Ilva in Amministrazione straordinaria ad Arcelor sono rimasti in carico alla prima con la promessa di reintegro in fabbrica entro il 2023.

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Lo Stato si riprende l’acciaio di Taranto. Dopo 25 anni dalla vendita della fabbrica ai Riva, lo Stato rientra nello stabilimento siderurgico più grande e più complesso d’Europa.

Con la firma di oggi, infatti, attraverso Invitalia il ministero dell’Economia mette un piede nella gestione della fabbrica; data in affitto dal 2018 alla multinazionale ArcelorMittal. Il primo, ma non l’ultimo.

La firma di oggi, infatti, è l’avvio di un percorso che porterà lo Stato nel giro di due anni a diventare azionista di maggioranza della società AmInvestco. Un percorso che prevede un significativo aumento di capitale a carico dello Stato.

I primi 400 milioni di euro dovranno arrivare entro il prossimo febbraio e; secondo quanto ha annunciato Il Sole 24ore; altri 800 milioni saranno versasti entro il 2022 permettendo allo Stato di detenere il 60 percento delle quote societarie.

L’accordo fra Mittal e Invitalia per il passaggio del controllo dello stabilimento di Taranto prevede “un articolato piano di investimenti ambientali e industriali”; si legge nella nota del Mef.

“Sarà tra l’altro avviato il processo di decarbonizzazione dello stabilimento, con l’attivazione di un forno elettrico capace di produrre fino a 2,5 milioni di tonnellate l’anno”.

Nuovo conflitto

Ma se l’intervento dello Stato aveva innescato un moto di speranza nei tarantini, stanchi di decenni di veleni e di malattie, l’annuncio del nuovo accordo e il nuovo piano industriale hanno generato un nuovo conflitto non solo tra gestori della fabbrica e associazioni ambientaliste, ma anche tra istituzioni locali e Governo centrale.

Se da un lato infatti l’accordo prevede di mantenere, una volta a regime, invariato il livello occupazionale con 10mila addetti di cui 8.200 solo a Taranto, dall’altro non si sa cosa accadrà agli oltre 2.000 operai che nel passaggio da Ilva in Amministrazione straordinaria ad Arcelor sono rimasti in carico alla prima con la promessa di reintegro in fabbrica entro il 2023. 

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